Riflessioni sull’uomo e sulla natura

Riporto alcuni stralci scritti da Maurizio Corrado sull’interessante magazine Nemento.

“…Fino a quando il “verde” sarà considerato un “servizio” non saremo in grado di fare un salto di qualità. E’ necessario spostare l’attenzione dal come e dal cosa al perché. E’ necessario cominciare a parlare di piante, alberi, mondo vegetale come di qualcosa di intrinsecamente connesso alla natura dell’uomo e in quanto tale non sostituibile con nulla, qualcosa di irrinunciabile, “geneticamente” connesso alla nostra specie, al nostro essere biologico e culturale. Per la maggior parte della nostra evoluzione il nostro ambiente è stato quello delle foreste, si può affermare che più dei 9/10 della vita dell’Homo Sapiens sia trascorsa con una connessione più che intima con i boschi e le praterie, con quello che oggi chiamiamo “la natura”. Il senso di “spaesamento” tipico dei nostri tempi deriva dall’abbandono pressoché completo del mondo naturale a totale vantaggio di quello artificiale. In questo panorama, il “verde” assume un’importanza ben diversa che non quella di un semplice “servizio”. Si carica di significati che affondano le proprie radici nella nostra evoluzione di specie umana e ci offre al contempo una possibilità di soluzione concreta agli inquinamenti e ai problemi peculiari della modernità e postmodernità.

…..  Non è un caso che l’unica vera novità nell’architettura degli ultimi tempi non venga da un architetto, ma da un biologo, Patrik Blanc, che ha fatto scoppiare la moda del verde verticale. Pareti verdi sulle facciate delle case, pareti verdi dentro le case, la “natura” sta invadendo i nostri spazi di vita che hanno fatto tanto per tenerla lontana fino ad ora. Mentre i giardini sui tetti sono ormai una realtà in grande espansione anche in Italia, anche le piscine diventano “naturali”. La nuova frontiera del lusso si chiama biopiscina, un laghetto naturale controllato in cui tuffarsi ad ogni ora del giorno e della notte, dove la depurazione dell’acqua non avviene ad opera di sostanze chimiche ma grazie a principi esclusivamente naturali. Si comincia anche in Europa a parlare di costruzioni in bambù, tipologia molto diffusa in America del Sud e in Asia. La stessa terra, quella che calpestiamo, ci sta ricordando di essere tutt’ora il materiale più usato al mondo per le nostre costruzioni, ma non in forma di mattoni cotti, ma cruda, impastata con acqua e paglia, lavorata dalle mani e dai piedi, come abbiamo fatto per millenni.

Cosa sta succedendo? Mode ecologiche? Improvvisa presa di coscienza della necessità di un costruire sano e consapevole? La tanto proclamata “sostenibilità” sta mietendo vittime innocenti? Se portiamo alle estreme conseguenze le tendenze descritte, potremmo facilmente immaginare città in cui la vegetazione ha ricoperto ogni edificio, alberi che vivono sui tetti e spuntano dalle finestre come nelle provocazioni degli anni Settanta di Hunterwasser, un panorama simile a quello che vedevano gli esploratori incontrando una città abbandonata in piena jungla. La tendenza al “naturale” non è certo una esclusiva dell’architettura, anzi, c’è arrivata tardi rispetto ad altre zone come l’alimentazione e la cura del corpo. All’inizio era una moda che gli architetti accoglievano con un certo fastidio, era il cliente a chiedere materiali sani, finiture naturali, mobili “ecologici”. Nell’architettura è stato un passaggio molto graduale, iniziato ufficialmente negli anni Settanta in Germania e poi diffusosi come coscienza del costruire sostenibile in tutta Europa e nel mondo, oggi è una prassi, si sta arrivando a quell’identità fra “architettura” e “bioarchitettura” da molti auspicata. Nel settore design invece le cose sono andate in maniera molto diversa, di ecologia si è sempre parlato sottovoce e in modo marginale, quasi nessuno l’ha mai affrontata seriamente fino a quando tutto, intorno al design, ha iniziato ad essere “sostenibile”, “ecologico”, “naturale”. A questo punto, con una capriola degna del miglior funambolo, nel Salone del Mobile di Milano del 2008, tutto il settore ha di colpo saputo di avere già un passato “sostenibile” tanto che, ormai, è una moda già passata, il “green” come è stato definito, ormai è già vecchio. 

Al di là delle mode e delle strategie di settore, una cosa risulta evidente: il rapporto con il mondo vegetale sta cambiando, l’ecologia ha puntato l’attenzione sul “verde” come elemento che può aiutarci a risolvere gli ormai imprescindibili problemi “planetari” che tutti ben conosciamo. Ma come mai noi occidentali siamo arrivati a considerare il mondo come una riserva di materiale a nostra disposizione? Chi ci ha dato il permesso? Come abbiamo perso, se mai l’abbiamo avuto, ogni tipo di rispetto per l’ambiente?

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