Baci sotto il vischio

Tempo di festività natalizie, calore e affetto…perchè non farci aiutare dal vischio, credendo un pò al suo mito, per dare quel bacio?

Botanicamente parlando il vischio è una piccola pianta parassita sempreverde, ma questo simpatico arbusto tempestato di piccole bacche trasparenti porta con sé un ricco bagaglio di racconti e storie leggendarie. È un sempreverde che si sviluppa a cespuglio crescendo su tronchi e rami di altri alberi e arbusti, soprattutto pini, meli, esemplari di biancospino, querce, pioppi… per osservarlo nel suo habitat naturale è quindi necessario guardare in alto camminando tra i boschi. Tuttavia con qualche piccolo accorgimento queste piante ornamentali si possono far crescere tranquillamente all’interno dello spazio verde domestico. Si staccano allora le bacche di un rametto, si fanno seccare per un po’ di tempo per poi estrarre il seme verde dal loro interno. A questo punto bisognerà scegliere quale tra gli alberi e arbusti del nostro giardino verde ospiterà le nuove piante di vischio. Nel caso della varietà bianca si potrà optare per un melo o un pero. Il ramo in questione dovrà essere abbastanza solido ed esposto al sole: questo perché il vischio mal sopporta le temperature rigide. L’operazione andrà eseguita in primavera: utilizzando una lama affilata si procede all’incisione della corteccia, nella quale andranno infilati i semi. E per aumentare le possibilità, meglio ripetere l’operazione su più rami. Raccomando pazienza: le piantine potrebbero spuntare anche dopo due anni ma una volta sviluppate la loro salute dipenderanno dalla pianta ospitante.

Ma vediamo un pò di cosa è simbolo e quali tradizioni evoca! Secondo un’antica credenza popolare il vischio viene appeso alla porta di casa e regalato tra la fine dell’anno e l’inizio a scopo propiziatorio, per allontanare la sventura, quale simbolo gioia e fertilità. Ma come mai?

L’usanza del bacio sotto il vischio è nordica. Nella mitologia scandinava il dio Balder, il più buono di tutti, venne ucciso a tradimento da Loki con una freccia di vischio. La madre di Balder, la bella Frigg cominciò allora a piangere e le sue lacrime si trasformarono nelle bacche bianche del vischio. A quel punto Balder ritornò in vita e da allora Frigg prese l’abitudine di baciare tutti quelli che passavano sotto il vischio in modo che nulla di male potesse capitare loro.

Il vischio è sempre stato una pianta sacra, una specie di miracolo della natura che d’inverno spicca nei boschi quando alberi e arbusti mostrano solo rami spogli. Già Plinio il Vecchio descrive i rituali delle popolazioni gallico-celtiche che accompagnavano la raccolta del vischio. Nella mitologia greca poi esso viene associato ad Atena.
Per i Greci il vischio é il “mezzo” usato ogni anno da Persefone per raggiungere il marito all’inferno nei mesi invernali; ed è con un rametto di vischio in mano che (secondo Virgilio) Enea convince Caronte a fargli attraversare lo Stige e scende agli inferi per incontrare il padre Anchise. Con esso può superare tutte le difficoltà e tornare sano e salvo nel mondo dei vivi. Le consuetudini sull’uso del vischio come elemento apportatore di buona sorte derivano in buona parte dalle antiche tradizioni celtiche, costumi di una popolazione che considerava questa pianta come magica (perché, pur senza radici, riusciva a vivere su un’altra specie) e sacra. Lo poteva raccogliere infatti solo il sommo sacerdote, con l’aiuto di un falcetto d’oro.
Gli altri sacerdoti, coperti da candide vesti, lo deponevano in una catinella riempita d’acqua e lo mostravano al popolo per la venerazione di rito; e per guarire (per i Celti il vischio era “colui che guarisce tutto; il simbolo della vita che trionfa sul torpore invernale) distribuivano l’acqua che lo aveva bagnato ai malati. I Celti consideravano il vischio una pianta donata dalle divinità e ritenevano che questo arboscello fosse nato dove era caduta la folgore, simbolo della discesa della divinità sulla terra. Plinio il Vecchio riferisce che il vischio venerato dai Celti era quello che cresceva sulla quercia, considerato l’albero del dio dei cieli e della folgore perché su di esso cadevano spesso i fulmini. Si credeva che la pianticella cadesse dal cielo insieme ai lampi.

Fonte: http://tradizionipopolari.blogspot.com/

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